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COS'È IL MEGAFONO SICILIANISTA

di Marianna La Barbera
Giusi-badalamenti
Giusi Badalamenti
Forse non tutti lo sanno, eppure esiste un’area tematica del Megafono – il partito fondato dall’attuale presidente della Regione Rosario Crocetta nel 2012 – di stampo sicilianista, la cui azione politica ruota attorno allo Statuto e all’autonomia.
Un movimento che, pur non essendo inserito nel mainstream ovvero nella corrente dominante, può contare su adesioni significative da parte di cittadini che non si riconoscono in alcuna compagine politica, ma che sono accomunati dal desiderio di contribuire alla rinascita della Sicilia. Ne abbiamo parlato con la giovane fondatrice delMegafono Sicilianista Giusi Badalamenti, palermitana poco più che trentenne ma con un percorso politico di tutto rispetto (“senza tessere”, ci tiene a precisare) iniziato negli anni universitari con le battaglie studentesche, e proseguito con il ruolo di coordinatrice provinciale delMovimento per l’Indipendenza Siciliana e con la guida della segreteria regionale delMovimento Attivista Azione Siciliana.
Lei è la fondatrice del Megafono Sicilianista, ovvero una declinazione autonomista del partito fondato dall’attuale presidente della Regione Rosario Crocetta.Quali sono le istanze politiche dell’area tematica che lei rappresenta?
Le rispondo sinteticamente e semplicemente: tutte le istanze sono racchiuse nel diritto, negato ormai da 69 anni, al riconoscimento dello Statuto speciale, che contiene tutti gli elementi necessari a rimettere in moto, o forse mettere in moto per la prima volta, le straordinarie potenzialità della Sicilia, con la sua storia, la sua cultura e la sua identità.
Lei ha dichiarato che il Megafono Sicilianista è nato anche per contribuire a ribaltare, sotto il profilo culturale, le verità ufficiali fornite dai libri di storia. A quale aspetto si riferisce, in particolare?
Sì, ha detto bene: per me la vera rivoluzione è culturale, ed il Megafono Sicilianista nasce anche per far emergere una realtà troppe volte distorta o addirittura in qualche caso omessa dai libri: potrei citare tanti esempi in merito, basti pensare alle battaglie e alle stragi avvenute in Sicilia ricordate anche dai libri di storia.
Avvenimenti spesso tragici che, alla fine, hanno fatto la vera storia dell’Italia, e ai quali spesso si riserva solo qualche paginetta. Io credo, e penso di non essere la sola, che il passato e la storia possano farci capire realmente chi siamo.
Nel nostro caso, la lettura e la comprensione del passato possono contribuire di certo a svegliare le coscienze nei giovani e meno giovani,  compiendo un percorso di riappropriazione identitaria,  indispensabile per decidere da che parte stare, per quali istanze combattere.Moltigiovani ignorano il cammino che ha condotto allo Statuto speciale, molti non sanno affatto che i siciliani sono morti per ottenerlo, così come molti non sanno che la nostra bandiera ha 732 anni ed è la quarta più antica al mondo e che il nostro parlamento è uno dei più antichi d’Europa. Non pensa che queste cose, da sole, siano già motivo di grande orgoglio?
Perché lo Statuto riveste così tanta importanza, a suo dire, nella vita economica, sociale e culturale siciliana? In molti ritengono che, in realtà, esso esista solo “sulla carta”.
Ho 32 anni e, al netto di qualche presidente della Regione del passato e del governatore attuale,  nell’ultimo quindicennio non ricordo che la Sicilia abbia avuto una guida degna di questo nome ma, al contrario, solo il nulla a livello politico. In poche parole, il danno per questa bella ma disgraziata terra è che essa non ha mai avuto politici che l’abbiano servita ma solo sfruttata, così come non è stata mai difesa ma solo venduta… sì venduta ai poteri forti dei partiti a Roma! Se ciò non fosse avvenuto, noi non saremmo ridotti cosi… i politici hanno utilizzato l’autonomia solo per interessi di parte, primi fra tutti gli stipendi:   il nostro parlamento, in tal senso,  è equiparato al Senato della Repubblica. Oggi molti cittadini e addetti ai lavori, anche a seguito  dell’opera nefasta di scrittori, autori televisivi e registi animati da un antisicilianismo viscerale, credono che lo Statuto dovrebbe essere abolito, ma non è così, ed uno degli impegni prioritari del Megafono Sicilianista è smascherare il falso. Le faccio un esempio: se ho una Ferrari e cammino pianissimo,  la colpa non è della macchina ma del pilota,  così è per la Sicilia: la causa della sua eterna crisi non risiede nell’autonomia, ma nella politica passata che non ha battuto pugno per il riconoscimento di un diritto proprio del popolo siciliano; quando invece mi riferisco alla politica attuale, penso a qualche deputato all’Ars ma anche a certi onorevoli “seduti” a Roma,  bravi a prendere i voti nell’isola ma  un po’ meno a far rispettare i nostri diritti. È altrettanto corretto riconoscere che non tutti i politici, ovviamente, sono mossi da interessi personali, al di là dei partiti di appartenenza. Lo Statuto ci permetterebbe di avere entrate economiche alte: basti pensare agli articoli 36 e 37, che riguardano materie come le imposte e l’apertura delle aziende e c’è molto altro, parliamo di potenziali miliardi di euro annui, risorse che servirebbero per investire in settori nevralgici quali la cultura e il turismo e che consentirebbero di iniziare un processo di sviluppo reale nell’isola.
Quali sono, attualmente, gli elementi ostativi allo sviluppo dell’isola? Perché, malgrado le enormi risorse paesaggistiche, architettoniche, artistiche e culturali, i beni materiali ed immateriali che la Sicilia possiede, l’economia vive un perenne stato di crisi?
Gli elementi ostativi allo sviluppo sono molti e tra essi spiccano il malaffare e la corruzione: a rubare sono stati in tanti,  distruggendo sistemi pubblici interi perché corrotti, collusi con la mafia, assetati di potere e soldi; occorreranno molti anni affinché la Sicilia possa essere risanata.
Per rinascere occorrerà del tempo, perché è molto profondo il danno che alcuni hanno compiuto: di recente ho letto che la Sicilia è una delle mete più fotografate al mondo, merito delle nostre realtà monumentali e paesaggistiche uniche,  siamo la terza isola più bella della terra: scontiamo però un passato caratterizzato da politici e amministratori sbagliati, ma ora credo che qualcosa stia cambiando e penso ragionevolmente che ce la faremo.
Torniamo al Megafono Sicilianista. Dalle sue riflessioni, emerge un’apertura trasversale del movimento a tutti i cittadini che, per varie ragioni, non si sentono più rappresentati da alcuna compagine politica. Lo scoramento nei cosiddetti partiti tradizionali, però, è indice della secolarizzazione della politica stessa, e della sua incapacità di dialogare con la gente. Come è possibile sanare questo vulnus?
La gente è comprensibilmente stanca della politica, dei politici e dei partiti, spesso si cambia contenitore ma la sostanza “nociva” è la stessa:  si avverte da più parti il bisogno di qualcosa di nuovo  che riunisca giovani , uomini e donne al servizio del territorio.
Occorre ricongiungere la società alla politica: attualmente vi è troppa distanza, ma la politica deve essere al servizio del popolo, del territorio, deve ascoltare e non sentire, deve risolvere e non provare a risolvere.
Vivendo con intensità e partecipazione il territorio, mi rendo conto che la gente si sente abbandonata e derubata dalla politica… ecco perché il Megafono, anche nella sua accezione sicilianista,  può essere determinante:  è un movimento trasversale all’interno del quale tutti possono esser partecipi e protagonisti del presente ma soprattutto nel cambiamento del futuro.
Al di là di ogni possibile valutazione politica, è innegabile che il presidente Crocetta abbia tentato di scardinare, soprattutto in alcuni ambiti quali la formazione professionale, un certo tipo di malcostume legato alle clientele. Sono in tanti però a rilevare come, ad oggi, non sia stata fornita, di contro, una risposta adeguata sotto il profilo occupazionale ai bisogni dei siciliani. È davvero così o questo governo fatica a comunicare quanto di buono sta facendo?
Ho deciso di seguire il presidente Crocetta perché lo reputo una persona di grande moralità, un uomo che sta dalla parte dei deboli e della legalità.
Da troppo tempo,  la Sicilia vive una realtà fatta di affanni e difficoltà: non appena insediatosi, il presidente ha riscontrato molteplici situazioni corrotte, ecco perché  bisogna lavorare tutti insieme e continuare a bonificare la pubblica amministrazione dal malaffare per dare una speranza al popolo siciliano, vittima della cattiva politica ma a volte anche di se stesso.
Il dato certo è che Crocetta ama la Sicilia e la sua gente, ha molti oppositori e altrettanti bastoni tra le ruote, spesso non si trova l’approccio adeguato a comunicare il cambiamento in atto all’esterno, ma la voglia di rigenerare questa isola è più forte degli ostacoli di qualsiasi natura.  
Cosa spinge una giovane donna come lei a sacrificare tempo, energie ed occasioni professionali per dedicarsi in modo così totalizzante ad un progetto certamente rivoluzionario ma rischioso come quello rappresentato dal Megafono Sicilianista?
Cosa mi spinge? L’Amore, quello con la A maiuscola, sentimento puro che mi lega alla mia Sicilia , i siciliani, la mia identità, l’orgoglio di esser siciliana: questi sono gli ideali che mi ispirano, congiuntamente alla consapevolezza di sapere chi sono, da dove provengo, cosa questa terra ha fatto in passato e quello che può fare e farà, sapere che siamo sempre stati i primi…questa non è pazzia, è storia!
Tutto ciò incrementa la mia voglia di lottare per qualcosa in cui credo, per un sentimento vero, e in nome di tutto questo sono pronta a sacrificare qualcosa della mia vita per dare un contributo alla mia “patria” chiamata Sicilia… perché giuridicamente siamo uno Stato dentro uno Stato: non a caso, la dicitura corretta è Regione siciliana e non Regione Sicilia.

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