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LUMIA:Internet, servono regole più efficaci per tutelare la dignità delle persone

In questi giorni in tanti ci siamo occupati di una spinosa questione che ha provocato immenso dolore. Mi riferisco alla storia di Tiziana Cantone, la  donna che si è tolta la vita perché letteralmente massacrata in rete per la diffusione di un video a sfondo sessuale.
La vicenda è maledettamente seria. Internet e la comunicazione on line hanno aperto scenari di libertà mai avuti prima, sono stati abbattuti muri di solitudine insormontabili per la vita reale di tante e tante persone, sono stati portati a conoscenza diritti negati, violenze che prima si consumavano in silenzio e giochi di potere e di collusioni di qualunque tipo, hanno fatto conoscere su larga scala idee, tendenze, culture e le più svariate forme di arte.
Insomma, la comunicazione globale si è rivelata una grande risorsa di questo nostro tempo. Ma dobbiamo avere l’onestà intellettuale di  riconoscere che nella rete si consumano anche  violenze inaudite che schiacciano e distruggono la vita di tanti esseri umani, ragazzi o adulti che siano.
La prima di queste violenze è quella del linguaggio. Se vuoi stare al centro dell’attenzione e avere un numero ampio di contatti devi insultare il prossimo, ‘devi puntare’ alla persona con attacchi diretti e spietati. La violenza diventa così il linguaggio che fa notizia e garantisce successi mediatici. Il prossimo non è più una categoria di valore da sostenere e promuovere, anzi come  valore rischia di essere cancellato, di andare in esilio, cioè di essere espulso dalla rete. Il confronto sulle idee e la critica anche severa alle convinzioni, proposte, valori, modi di pensare, letture dei fatti, prese di posizione … perché deve necessariamente scadere in una vera e propria  guerra del linguaggio violento?
Ecco, il primo approccio da modificare è quello culturale. Ci sono persone che nei rapporti diretti stentano ad esprimersi o ad affermarsi, mentre dietro la maschera della rete si sentono onnipotenti  proprio attraverso un linguaggio aggressivo e violento.
Bisogna, invece, cambiare passo comunicativo e fare  del linguaggio dialogico la via principale dello stare insieme nella rete oltre che nei rapporti personali. Di quel linguaggio in sostanza che sa stare nel merito delle questioni, che si documenta con rigore, che confuta le opinioni altrui salvaguardando il rispetto della persona, che esprime opinioni opposte senza aggredire o insultare, che denuda il potere senza forzare o inventare le cose.
Il linguaggio dialogico ha enormi potenzialità, forse è un po’ più difficile da esprimere, richiede cultura e più educazione, ma è uno strumento che libera ed è liberante, è il linguaggio dell’altro visto non come un nemico da abbattere o trascinare nella polvere ma come una persona che può arricchirmi in una visione etico-religiosa che mi convince molto o comunque è una persona che va sempre rispettata perché i suoi diritti nella cultura democratica e liberale sono un valore guida dello stare insieme.
Ma c’è anche un altro profilo più strettamente normativo e giuridico su cui sono intervenuto insieme ad altri senatori in Commissione Giustizia. La vittima della violenza on line, Tiziana Cantone, prima di suicidarsi si era battuta con tutte le sue forze perché si potesse riconoscere il suo diritto a non essere diffamata e sostanzialmente violentata nella sua privacy e dignità umana. Niente si è potuto fare per impedire che ciò accadesse, neanche con  una sentenza del Tribunale. Anche da morta l’accanimento non si è placato e quelle immagini sono riprese a scorrere nel web più virulente di prima, addirittura alcuni siti hanno rilanciato la pubblicità prima di consentire l’accesso al morboso video.
Insomma, non c’è una copertura normativa per impedire realmente tutto ciò. In termini tecnici si configura da un lato  come  diritto alla privacy dall’altro come diritto all’oblio cioè a non essere letteralmente ‘sbattuti’  nella rete contro la propria volontà e contro il  diritto fondamentale al rispetto della propria dignità quando non sono in gioco il diritto sacro all’informazione e all’espressione della propria opinione.
Non sarà facile perché bisogna comprendere  chiaramente tre cose:
1) bisogna intervenire legislativamente e di questo sono convinto, bilanciando bene i valori e gli interessi in gioco e cioè il rispetto, come dicevamo, della dignità della persona con il diritto a conoscere fatti di rilievo pubblico e sociale. Si può intervenire studiando bene le soluzioni e le sanzioni efficaci per bloccare la violenza mediatica che sta causando molte vittime e sta modificando anche in negativo i rapporti umani;
2) il diritto alla privacy ed il diritto all’oblio devono diventare diritti pieni, giuridicamente formalizzati e concretamente inseriti nel nostro sistema normativo e giudiziario oltre  che riconosciuti come  diritti globali su scala europea, dove ancora oggi  non hanno una sistematica e completa tutela, senza tralasciare gli stessi e più ampi accordi internazionali alla luce della evoluzione globale che ha sempre più  il web;
3) la dimensione globale dell’intervento normativo ha un suo rilievo particolare perché spesso i server dei gestori dei siti sono dislocati in paesi lontani e in tanti cambiano continuamente sede per aggirare qualunque norma di regolazione e, come ben sappiamo, anche per sfuggire ai costi fiscali delle attività lucrosissime da loro esercitate. Nessuna censura, nessun disconoscimento della ricchezza e del lavoro che producono, ma è giunto il tempo di fornire regole per mantenere il web nel suo alveo di libertà ed evitare che abbia anche al suo interno vaste aree di violenza e di arricchimento in grado di sfuggire a qualunque regola democratica a cui invece tutti gli altri produttori di lavoro e ricchezza si sottopongono quotidianamente.
In Commissione Giustizia abbiamo deciso di rompere gli indugi. Chiameremo gli esperti sia sul piano giuridico sia sul piano tecnico di questo peculiare e complesso settore. Non si parte da zero naturalmente. Ci sono delle realtà associative che hanno maturato una onesta e critica riflessione, come l’Associazione “Articolo 21”.
Sarà sicuramente un lavoro impegnativo, ma altrettanto necessario. Stracciarsi le vesti dopo la morte di Tiziana Cantone e delle numerose altre vittime che via via vengono alla cronaca serve poco. Esercitare il dovere della responsabilità è senz’altro più giusto e doveroso.
Giuseppe Lumia

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